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May, 2010:

Los Angeles Angels at St. Louis Cardinals series recap

Eccoci giunti alla prima partita di interlega dell’anno e, quando sono stati comunicati i calendari, questo matchup preoccupava abbastanza dato che da anni gli Angels sono una delle migliori squadre di tutta la MLB. Tuttavia quest’anno l’off-season della squadra californiana non è stata delle migliori e l’inizio di stagione non è stato sicuramente all’altezza delle aspettative: al Busch stadium arriva una squadra che è lontana parente di quella schiacciasassi ammirata negli scorsi anni. A dire il vero anche i nostri Cards non stanno attraversando un gran bel momento, invischiati in un’imprevista lotta con i Reds e decisamente convalescenti, soprattutto in attacco.

GARA 1: Los Angeles Angels at St. Louis Cardinals 5-9

Una volta tanto non c’è la vendetta dell’ex. A partire sul monte per gli ospiti, infatti, è Joel Pineiro, uno dei migliori pitcher in casacca Cardinals la scorsa stagione. Pineiro viene letteralmente massacrato dalle nostre mazze durando solamente 3 innings, nei quali subisce ben 9 punti; l’highlight è rappresentato dal grand slam HR di Brad Penny, il nostro starter. Purtroppo però, dopo aver colpito duro gli avversari, Penny è costretto ad uscire per un infortunio e per lui arriverà la DL;  per lui solamente 3 innings e 4 punti subiti. Scendono quindi in campo i rispettivi bullpen che sono abilissimi nello zittire gli avversari e quindi gara 1 è a nostro favore.

MVP of the game: Felipe Lopez –> 2/5, 2 R, 2 RBI, 2 K, HR

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 2: Los Angeles Angels at St. Louis Cardinals 10-7

Disastrosa partita per i Cardinals, che vengono penalizzati da un Lohse in versione pessima: 6 punti subiti in 3.1 innings ed uscito lui, nemmeno il bullpen riesce a fermare gli Angels. L’attacco dei Cardinals, dopo esser stato discretamente contenuto da Kazmir, ha un moto d’orgoglio negli ultimi innings, ma la rimonta si ferma proprio sul più bello, al nono inning. In attacco, ottima partita per Ryan e soprattutto Holliday, mentre preoccupa davvero Pujols, che non riesce più ad incidere come nello scorso mese.

MVP of the game: Kendry Morales –> 3/4, 2 R, 2RBI, BB, 2 2B

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GARA 3: Los Angeles Angels at St. Louis Cardinals 5-6

La rimonta sfiorata un paio di giorni prima, riesce nel rubber game della domenica, caratterizzato da un inusuale Carpenter appannato sul monte di lancio. Sotto 4-0 nell’alta del terzo inning e 5-3 successivamente, negli ultimi 3 innings i Cards rimontano e grazie ad un walk-off single di Lopez possono festeggiare la vittoria. Quasi perfetto il bullpen (solamente una valida concessa) e i problemi dell’attacco vengono risolti dopo l’uscita dello starter, con la complicità del bullpen degli Angels che non appare certo irresistibile. Offensivamente ottima partita per Freese e Molina, mentre Pujols continua a non trovare il contatto con la pallina.

MVP of the game: David Freese –> 3/4, R, 2 RBI, K

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Si porta a casa una preziosa vittoria, che ci mantiene ai vertici della division e che ci lancia in una settimana molto difficile, dove ci attendono le trasferte dai Padres e dai nostri rivali storici, i Chicago Cubs. Siamo lontani dal giocar un ottimo baseball, c’è comunque ottimismo perchè in un modo o nell’altro la squadra riesce a vincere, ma non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che vada tutto bene. In più arrivano i primi infortuni: oltre a Penny, di cui abbiamo detto nel recap, è arrivato anche il turno di Lohse in DL (e le ultimissime voci danno la sua stagione vicina alla fine) e probabilmente al suo posto vedremo uno fra Ottavino e PJ Walters, che bene stanno facendo nelle minors. Dopo il fantastico esordio stagionale di Garcia, devo dire che c’è parecchia curiosità attorno a questi callup dalle minors, con la prima partenza che dovrebbe arrivare giovedì contro i Padres. Staremo a vedere.

A trip into the minor leagues: VSL Cardinals

Mentre procedono regolarmente i quattro campionati di full-season, siamo in attesa del draft che come di consueto si terrà a inizio giugno e solo successivamente potremo conoscere i roster delle 3 squadre di short-season; nel frattempo diamo il benvenuto alla prima delle due affiliate in terra straniera. Da alcuni anni, infatti, sono presenti nel novero delle Minor Leagues anche i due campionati estivi che si tengono rispettivamente in Venezuela e in Repubblica Domenicana.
In questi giorni ha avuto inzio la Venezuelan Summer League, mentre a fine mese partirà anche la DSL.

Il campionato in terra sudamericana è composto da sette squadre in rappresentanza di Rays, Tigers, Mariners, Phillies, Pirates, Reds ed, ovviamente, Cardinals. Si giocano 70 partite e le prime due classificate del girone unico si sfidano, al meglio delle tre, per il titolo di campione.I roster sono allargati e possono prevedere fino a 35 giocatori, ma non può partecipare chi proviene dai paesi che prevedono l’eleggibilità al draft. Le nazionalità dei giocatori, oltre ai venezuelani, che sono la stragrande maggioranza, sono quelle dei paesi circostanti: Colombia, Panama, Nicaragua, Curacao, etc. Nessuno può restare a roster per più di quattro anni, ma formalmente non c’è limite di età.

La nostra affiliata ha sede a Bejuma, località sita nell’interno dello stato costiero di Carabobo.
Al momento a roster ci sono 32 giocatori: 19 pitcher e 13 position player; i loro anni di nascita vanno dal 1990 al 1993. Molti sono alla prima esperienza, la cosa è normale perché ad ogni stagione si effettua un grosso ricambio proprio in virtù della natura stessa del campionato, che è appunto quella di scoprire talenti e di testarli nel proprio ambiente.
A qualcuno, soprattutto ai giovanissimi, viene data una seconda chance per mettersi in mostra e sperare nelle chiamata della casa-madre; in tal caso il percorso è quello che passa attraverso l’inserimento nei roster di Rookie League unificandosi così a quello dei draftati. La maggior parte dei giocatori, invece, finita la stagione riceve una stretta di mano e il più classico dei “Grazie, le faremo sapere noi”.
Difficile, se non impossibile fare uno screening dei giocatori. Tra chi è rimasto segnaliamo il catcher-primabase Limbert Rivas classe 1990 e l’esterno mancino Jem Argenal classe 1991. C’è molta curiosità per vedere all’opera il giovanissimo esterno centro, classe 1993, Jhohan Acevedo. Sul monte di lancio, in attesa dell’esplosione di nuovi talenti, le due punte della squadra sono il destro Deimer Bier e il mancino John De Aguas, entrambi nati nel 1991.
Buena suerte, chicos.

Miniseries recap: Washington Nationals and Florida Marlins

Post atipico questo, dato che dopo la serie con i Reds non si è giocata una classica serie da 3 partite, ma 2 serie da 2 partite l’una, entrambe al Busch Stadium. La prima delle due squadre di scena al Busch Stadium sono i Washington Nationals, reduci da una partenza oltre ogni aspettativa in attesa dell’arrivo in MLB del giovane fenomeno Stephen Strasburg; la seconda invece sono i Florida Marlins, una delle squadre più strane di tutta la MLB, sempre discretamente competitiva nonostante un budget ridottissimo ed un continuo ricambio di giocatori dovuto alla discutibile filosofia del management.

GARA 1: Washington Nationals at St. Louis Cardinals 2-6

Inizia benissimo questa serie di partite, con una vittoria per 6-2 caratterizzata da un’ottima partenza di Lohse, che in 6 innings concede solamente 1 earned run. L’attacco mette in chiaro le cose sin dal primo inning, con 4 punti segnati, ma la vera notizia di giornata è Pujols schierato come quarto nel lineup, come clean-up. Al suo posto, terzo nell’ordine di battuta, troviamo Matt Holliday: l’idea è quella di cercare di aiutare Holliday a sbloccarsi e a tornare il devastante giocatore dello scorso anno. Holliday va comunque 0/3, mentre Pujols 3/3 anche se senza RBI: a far la parte del leone sono invece Freese, Molina e Rasmus. Molto bene anche il bullpen che dopo la dipartita di Lohse chiude la porta ad eventuali idee di rimonta dei giocatori della capitale.

MVP of the game: Kyle Lohse –> 6 IP, 6 H, 2 R (1 earned), 1 BB, 4 K (W)

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GARA 2: Washington Nationals at St. Louis Cardinals 2-3

Tiratissima la seconda gara con i Nationals, dove portiamo a casa la W grazie ad un HR di Ludwick nella parte bassa dell’ottavo inning. Sul monte, benissimo Carpenter che lancia 8 splendidi innings concedendo 1 solo punto a suo carico (l’altra run è unearned per via dell’errore di Schumi) e ottimo Franklyn che conquista la nona salvezza stagionale. L’attacco fatica contro Lannan, Burnett e Clippard, ma riesce comunque ad ottenere i 3 punti decisivi per la vittoria a fronte di sole 6 valide. Da segnalare il rientro di Lopez nel lineup, rientro con il botto grazie ad un two run shot che permette ai Cards di guadagnare l’early lead, che si trasforma in vittoria grazie, come detto, al solo shot di Ludwick.

MVP of the game: Chris Carpenter –> 8 IP, 9 H, 2 run (1 earned), 5 K, 1 HR (W)

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GARA 3: Florida Marlins at St. Louis Cardinals 5-1

Pessima partita per i Cardinals, sia per quanto riguarda l’attacco, sia per quanto riguarda il bullpen. L’unica nota positiva è sempre Jaime Garcia, che non prende punti, ma che tuttavia dura “solamente” 5 innings: negli altri 4 il bullpen crolla concedendo ben 5 punti, 4 dei quali a carico di Blake Hawksworth. Punti decisivi, visto che l’attacco si fa letteralmente ipnotizzare da Anibal Sanchez, ottenendo solo 4 misere valide contro di lui (ed altre 2 contro il bullpen). Il punto della consolazione arriva solamente al nono  inning, battuto a casa da Freese.

MVP of the game: Anibal Sanchez –> 7 IP, 4 H, 2 BB, 8 K (W)

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GARA 4: Florida Marlins at St. Louis Cardinals 2-4

Partita strana quella che chiude queste 2 miniserie, con i primi innings che lasciano presagire uno slugfest mentre i successivi regalano una battaglia tra pitchers. Nei primi 2 innings vengono segnati tutti i punti dell’incontro, con Wainwright che concede 2 punti subito per poi chiudere la porta ai Marlins, mentre il nostro attacco con 1 punto nel primo inning e 3 nel secondo guadagna il vantaggio decisivo. Molto bene anche il bullpen, impegnato solamente in 2 innings. In attacco la partita è di Matt Holliday, grazie ai 2 RBI messi a segno, mentre, ovviamente, il pitching è caratterizzato dall’ennesima QS di Wainwright, insperata dopo averlo visto all’opera nel primo inning.

MVP of the game: Adam Wainwright –> 7 IP, 6 H, 2 R, 3 BB, 8 K (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

Si conclude con 3 vittorie ed 1 sconfitta questo stint di partite che ci conduce alla prima serie di interlega, casalinga, dell’anno. Vittorie dove l’attacco non brilla particolarmente, dove Pujols non incide così tanto come ci si aspetterebbe, dove non riusciamo mai a costringere i manager avversari a far salire il bullpen presto. E come facciamo a vincere? Presto detto, pitching, pitching, pitching ed ancora pitching. Waino e Carpenter sono una garanzia, se poi anche Lohse estrae dal cilindro un’ottima partenza, ecco che le nostre prospettive cambiano rapidamente. Tuttavia non lasciamoci prendere dai facili entusiasmi, la first place nella division è tutt’altro che sicura come sembrava un paio di settimane orsono, dato che i Reds sembrano veramente agguerriti; inoltre la squadra continua a palesare dei problemi che devono essere risolti per poter sperare di staccare i Reds e lanciarsi verso la vetta solitaria della division. Problemi identificabili in attacco ed anche in difesa, dove stiamo giocando nettamente sub-par. Al prossimo appuntamento vedremo come sarà andata la serie con gli Angels al Busch Stadium, mentre i nostri avversari, i Reds, saranno impegnati nella battle of Ohio contro i Cleveland Indians.

St. Louis Cardinals at Cincinnati Reds series recap

Arriviamo a questa serie in un pessimo momento di forma e, quasi in una sorta di contrappasso dantesco, ci troviamo di fronte una squadra che invece si trova in un momento incredibile di forma, lanciatissima. Al playball di gara 1 sono solamente 0.5 le gare che abbiamo di vantaggio sui Reds, dopo aver dilapidato in meno di 2 settimane un vantaggio di ben 5 partite ed è giusto quindi che i nostri avversari credano nella possibilità del sorpasso, un evento che poche persone si sarebbero aspettate ad inizio stagione.

GARA 1: St. Louis Cardinals at Cincinnati Reds 4-3

Gara 1 è tiratissima, anche se siamo sempre riusciti a condurre la partita dopo aver costruito una lead di 4-0 dopo 5 inning grazie a Pujols (che finalmente torna a battere lungo e profondo) e Ludwick, che mostrano di gradire particolarmente il matchup con Harang. La parziale rimonta dei Reds inizia al sesto inning, con l’unico errore di Garcia che lascia un lancio in mezzo al piatto che Stubbs puntualmente colpisce e manda in orbita accorciando sul 4-2. Nel nono inning Franklyn regala qualche brivido, concedendo un punto agli avversari, ma porta a casa salvezza e vittoria. Ancora bene Garcia, altra QS per lui anche se stavolta finisce un poco presto la benzina; buon per lui che il bullpen sia in ottima forma e riesca a proteggere la leadership prima della sv di un balbettante Franklyn. In attacco molto bene Ludwick, come detto Pujols torna a battere lungo e profondo ed anche Schumi, droppato al settimo posto nel lineup (Rasmus leadoff), mostra segni di vita.

MVP of the game: Ryan Ludwick –> 3/4, 2 R, 2 RBI, HR

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 2: St. Louis Cardinals at Cincinnati Reds 3-4

Stesso punteggio, ma a parti invertite, in gara 2, con i Reds che al nono inning si salvano grazie ad una bellissima giocata difensiva ed ad un clamoroso errore del coach di terza base dei Cardinals, che con la parte alta del lineup in arrivo decide di mandare a casa Schumi, il punto del pareggio, nonostante fosse palesemente in ritardo, con 2 out nel nono inning. Risultato: tag, eliminazione e game over. Stranamente non abbiamo assistito ad una buona partenza di Wainwright, apparso non in grandissima forma; di fronte aveva un giovanissimo, ma fortissimo avversario: Mike Leake, rookie che ha esordito quest’anno in MLB senza passare dalle minors e per adesso appare una scommessa riuscitissima. Contro di lui troviamo parecchie difficoltà in attacco, fa piacere comunque che 2 RBI arrivino da Schumi: per il lineup sarà fondamentale il suo recupero.

MVP of the game: Mike Leake –> 6 IP, 4 H, 2 R, 3 BB, 5 K, 1 HR concesso (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi la giocata decisiva della partita

GARA 3: St. Louis Cardinals at Cincinnati Reds 2-7

Partita senza storia il rubber game tra le due contendenti, con i Reds che ci stendono e mettono il punto esclamativo già al quinto inning, con il risultato fissato sul 7-1 in loro favore. Al settimo inning arriverà un altro punto per noi, buono solo per le statistiche. In questo match si vede il peggior Penny stagionale, che si sobbarca tutti e 7 i punti e appare ben diverso dal pitcher che avevamo ammirato nelle scorse settimane; in attacco non troviamo invece il bandolo della matassa contro Arroyo, che riesce addirittura a completare la partita e a godersi una bellissima serata. Tra i pochi a salvarsi c’è LaRue, il backup catcher, che va 2/3 e colpisce anche un solo HR.

MVP of the game: Bronson Arroyo –> 9 IP, 7 H, 2 R, 3 BB, 4 K, 1 HR concesso (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

Sconfitta 2-1 nella serie e soprattutto persa la leadership nella division. Shocking. Ok, siamo solamente a mezza gara da questi ottimi Reds e siamo solamente a maggio, ma preoccupa la rapidità con il quale siamo caduti in una serie nerissima di risultati, che è arrivata non solo per sfortuna, ma soprattutto per i numerosi errori commessi dai nostri giocatori, soprattutto difensivi e offensivi. Dobbiamo assolutamente ritrovare la continuità  e la tranquillità che ci avevano permesso di fare benissimo sin’ora, dobbiamo migliorare moltissimo nel batting e nel baserunning, ma soprattutto dobbiamo portare la difesa ad un livello superiore perchè troppe volte in questo periodo ci è costata la W. Siamo attesi ora da due miniserie, entrambe casalinghe, contro i sorprendenti Nationals ed i Marlins: dobbiamo assolutamente ripartire.

Houston Astros at St. Louis Cardinals series recap

La sofferta serie in casa dei Pirates accompagna i Cards al ritorno a casa, dove arrivano per una serie di 3 partite i “derelitti” Houston Astros. Aspettative alte per questa serie, dopo la debacle di Philadelphia è la seconda serie abbordabilissima che arriva per cercare di risollevare i nostri ragazzi, per di più casalinga. Penny, Lohse, Carpenter i partenti delle 3 sfide contro i Texani.

GARA 1: Houston Astros at St. Louis Cardinals 6-3

Si apre con un’inaspettata sconfitta questa serie, una sconfitta che ha un unico e ben preciso colpevole: la difesa, responsabile di ben 4 dei 6 punti degli Astros. Penny lancia bene, continuando nel suo buon momento di forma e fino al settimo inning la gara sembra essere indirizzata sui giusti binari grazie al vantaggio per 2-0 maturato nei primi innings contro Brett Myers. Ma ecco il patatrac, la difesa non ne azzecca una ed entrano ben 4 punti, dei quali nessuno a carico del lanciatore, incredibile. Nella bassa del settimo i Cards si riavvicinano, ma un’uscita infelice di Motte dal bullpen nell’ottavo, che concede back to back homers a Berkman e Pence, chiude la contesa lasciando senza parole i quasi 36mila spettatori del Busch Stadium.

MVP of the game: Brett Myers –> 6 IP, 8 H, 2 R, 2 BB, 3 K  (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 2: Houston Astros at St. Louis Cardinals 9-6

Seconda gara e seconda sconfitta per i Cardinals. Oltre agli errori, 2 anche in questa partita, a far male ai nostri è il pitching, lo starter in particolare, cioè Kyle Lohse. Bruttissimo outing il suo, con 5 punti subiti nel quarto inning che spezzano totalmente la gara e la indirizzano a favore degli Astros. Salta ancora all’occhio comunque che dei 9 punti subiti, 4 siano a carico di Lohse, il resto a carico della difesa. Da lasciar allibiti, con Brendan Ryan che sta attraversando un periodo difficilissimo in campo. L’attacco mette a segno 6 punti, con 2 doppi di Pujols, ma non sono sufficienti per completare la rimonta ed evitare la seconda L consecutiva.

MVP of the game: Lance Berkman –> 1/1, 2 R, 2 RBI, 4 BB, HR

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 3: Houston Astros at St. Louis Cardinals 4-1

Norris è diventato ufficialmente il Cardinals killer. Incredibilmente, zittisce ancora una volta le mazze dei Cardinals e sfrutta un big inning dei suoi per portare a casa W e sweep nella serie. Per noi sul monte c’era Chris Carpenter, partenza ottima se escludiamo un incredibile terzo inning dove il nostro perde le staffe, si lascia andare in un alterco con Lee che causa lo svuotamento di panchine e bullpens e subisce i 4 punti che consegnano la partita a Houston. Tuttavia non è a lui che va attribuita la sconfitta, ma ad un attacco che in maniera assurda si lascia zittire per la quarta volta da un pitcher che contro tutte le altre squadre è stato semplicemente scarso. Se giocasse sempre contro i Cardinals, Norris sarebbe Cy Young certo.

MVP of the game: Bud Norris –> 8 IP, 6 H, 1 R, 8 K (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

Sweep. Parola che può essere dolce o amara a seconda del tifo e devo dire che tutto ci saremmo aspettati, tranne che essere sweeppati, perdipiù in casa, dagli Houston Astros. Questa serie doveva essere la serie del rilancio, per ripristinare gli equilibri nella division e lasciarci del tutto alle spalle i dubbi e gli interrogativi nati nella serie con i Phillies; invece ci ritroviamo con gli stessi dubbi e, in più, un’inconsistenza difensiva ed offensiva che lascia attoniti. Si spera sia uno dei classici periodi down che possono caratterizzare una stagione, ma il modo in cui sono arrivate le sconfitte lascia molti interrogativi aperti. Il pitching, soprattutto gli starters, non sono in discussione: Lohse a parte, che un po’ era prevedibile (erroraccio quel contrattone di 2 anni fa), gli altri stanno andando molto bene; sono soprattutto attacco e difesa ad essere sotto processo e bisogna darsi una svegliata perchè adesso arriva una serie fondamentale: si va a Cincinnati, tre partite contro una delle squadre più calde della MLB che è arrivata a mezza gara da noi nella division e che, vedendo il nostro livello di gioco attuale, crede al sorpasso.

Pujols e l’effetto Big Mac

Una della poche novità della stagione è stata l’ingaggio di Mark McGwire come hitting coach. Nella preseason sono stati spesi fiumi di parole su quale sarebbe stato l’impatto del discusso ex-slugger nei confronti di un fuoriclasse come Albert Pujols; proviamo quindi a capire se qualcosa è cambiato nel modo di affrontare i lanci da parte del nostro numero 5.
Innanzitutto inquadriamo il contesto: stiamo analizziamo 151 apparizioni al piatto, un sample size ridotto e per di più ad inizio stagione, periodo dell’anno in cui è più facile trovare hitter e pitcher più o meno caldi.
Possiamo sicuramente escludere che questo sia un periodo particolare per Pujols. La sua media in carriera nei primi 40 giorni di campionato è 327-430-630, la sua linea assoluta in carriera è invece 333-427-627: siamo perfettamente a livello dei suoi standard, per lui questo periodo è un periodo come un altro. Non possiamo garantire lo stesso per i lanciatori, ma confidiamo in un equilibrio tra caldi e freddi.
Entriamo nel dettaglio di questo inizio 2010 e ovviamente si comincia dalla linea: 326 di AVG, 424 di OBP e 581 di SLG. Infinitesimale la differenza rispetto alla carriera delle prime due, ma è evidente il calo della SLG, ben 46 punti in meno; in termini di ISO passiamo da 293 a 256. Dov’è finita la potenza? Per carità, sono comunque cifre fenomenali, ma non all’altezza del miglior battitore del pianeta che tutti conosciamo.
Nel 2007 (sua peggior stagione) si fermò a 327-429-568 con “soli” 32 HR, gli stessi che otteniamo se proiettiamo i 7 ottenuti finora, ma ci ricordiamo tutti in che condizioni giocò, con il gomito che gli faceva male: a stento riuscì a tenere viva la striscia dei 100 RBI (le R furono 99, prima e unica volta sotto 100).
Quindi quest’anno sta giocando in non perfette condizioni fisiche? Sembrerebbe di no o almeno non risulta o non è dato a sapere, anzi ha dichiarato più volte di sentirsi benissimo e di aver risolto tutti i problemi.
Come spiegare allora questo calo? Sfortuna? Sembrerebbe una giustificazione buttata lì tanto per dire…ma nel baseball la sfortuna si può misurare. Se c’è stata, la si può dimostrare. Se non se ne trova traccia nei numeri, vuol dire che non siamo di fronte a un caso di “sfortuna”. Potrebbe bastare dare un occhio alla BABIP (media battuta sulle palle messe in gioco) che è a 347, la più alta mai avuta, sintomo di enorme fortuna. La media in carriera è 317 (317, 340, 299 le ultime tre stagioni) e stiamo parlando di un corridore non certo veloce.
Proviamo ad approfondire e vediamo che tipo di battute ha fatto. In 151 apparizioni al piatto ha ottenuto 22 walks (11 intenzionali), nessuna battuta di sacrificio e, se togliamo anche i 21 K restiamo, con 108 palle battute. Di queste, 22 sono state LineDrive (20,4%) , 37 Groundball (34,3%) e 49 Flyball (45,4%). Splittiamo anche queste 49 e otteniamo 7 HomeRun (6,5%) , 8 InfieldFly (7,4%) e 34 OutfieldFly (31,5%). In carriera la sua distribuzione è stata 19,5% LD, 40,6% GB e 39,8% FB (di cui 8,8% HR, 5,3% IF e 25,7% OF). I differenziali sono +1 LD, -6 GB, +6 FB (-2 HR, +2 IF, +6 OF). Le linee, che sono quelle con maggior possibilità di diventare valida, in media il 73%, sono nella norma. Cambia la tendenza tra GB e FB: 6 palle che di solito andavano per terra si sono alzate. 2 sul diamante e 4 all’esterno. Infine 2 palle che dovevano uscire sono rimaste dentro; ma come sappiamo non c’è grossa differenza di rendimento, solo il 23% delle GB diventa valida contro il 17% delle OF. Sample size? Può essere, la conferma o la smentita l’avremo più avanti.
Per adesso possiamo dire che non è stato sfortunato, anzi. Se togliamo le 2 IF, compensate però da 4 InfieldHit (10 in media all’anno, non stiamo affatto parlando di Ichiro) possiamo affermare che erano attese, in virtù della distribuzione ottenuta, 37/38 valide. Ne ha ottenute 42, quattro in più.
Nel complesso lo possiamo definire fortunato, il che vuol dire che la sua linea è migliore di quello che ci saremmo dovuti aspettare. Il problema è più grosso di quello che sembra.
Cosa c’è quindi che non va? Andiamo a vedere il dettaglio dei lanci. Riceve il 45,3% dei lanci in zona di strike; l’anno scorso furono un identico 45,0%, in carriera siamo a 49.3%, ma anno dopo anno è stato sempre più temuto e i lanciatori girano sempre più al largo. Le uniche variazioni sui tipi di lancio sono date da un 3% in meno di FastBall e un +3% di Curve Ball. Slider, Cutter, Change e gli altri lanci minori sono rimasti costanti. Anche nei lanciatori affrontati non abbiamo trovato nulla di significativo.
Cosa ci rimane? La disciplina al piatto!!!
Analizziamo gli swing-rate. Swing in zona di strike 67% (67% nel 2009, 66% in carriera) Swing fuori zona di strike 30% (23% nel 2009, 20% in carriera). Il contatto è sceso all’84% rispetto all’87% del 2009 (90% nel 2008, 89% nel 2007) ed in particolare è calato quello sulle palle in zona 89% contro il 95% degli ultimi anni. Gli strike messi in foul sono il 31% rispetto a 25% 28% 27% degli ultimi anni.

Cosa possiamo dedurre da tutto quello che abbiamo visto?

a) Cerca il fuoricampo. Batte più fly e gira a vuoto o manda in foul molte più palle. Bisognerebbe poter analizzare in slow-motion la dinamica dello swing ma non ci stupiremmo di scoprire che il giro di mazza è meno piatto che in passato e per questo ha meno chance di contatto pieno con la pallina.

b) E’ impaziente. Gira molte più palle che invece sarebbero dei ball. Non si accontenta più della base ball, vuole battere, e battere lungo. Se escludiamo le IBB, il suo rapporto BB/K è 0.52, gli altri anni aveva ottenuto 1.33, 1.30 e 1.11 e in carriera 1.06. Gira i ball, li manda in foul o, se li manda in campo, battendo brutte palle, batte male; l’effetto è ridimensionato e ovviamente ne risente la potenza.

Questi due atteggiamenti sono inconcepibili, soprattutto se li rapportiamo al fatto che sono stati spesi 120 milioni di dollari per firmare Holliday e proteggere il nostro best hitter. Con un clean-up così alle spalle dovrebbe poter andare più tranquillamente in base e mettersi ancor più al servizio della squadra; sembra invece (non riuscendoci) che giochi in modo egoistico, che cerchi il record di homerun e che pensi solamente al risultato personale. Noi ci vediamo lo zampino di qualcuno…

St. Louis Cardinals at Pittsburgh Pirates series recap

Dopo la pessima serie di Philadelphia, che ha aperto alcuni interrogativi e dubbi nelle menti dei tifosi, si va a far visita ad una squadra che sulla carta è l’ideale per ripartire e riprendere il ritmo perduto. Il calendario, infatti, prevede una serie da 3 partite in casa dei Pittsburgh Pirates, squadra sicuramente non al livello dei vicecampioni del mondo e non certo al livello dei nostri. Per noi saliranno sul monte i 3 assi di questo inizio stagione: Carpenter, Garcia e Wainwright.

GARA 1: St. Louis Cardinals at Pittsburgh Pirates 4-3

Siamo ormai avvezzi alle gare tirate, che si risolvono negli ultimi innings: quest’anno ne abbiamo già viste parecchie in poco più di un mese di regular season e questa non fa eccezione. La giocata chiave della partita, che porta alla vittoria, la confezionano Mather e Molina nella parte alta del nono inning: Mather, dopo essere arrivato in base, ruba la seconda nonostante un pitchout grazie ad una scivolata incredibile mentre Yadi lo porta a casa con un RBI double. Nella bassa del nono Franklyn protegge il vantaggio e la W è nostra. Bene Carpenter, altra QS start per lui vanificata dal bullpen (Motte in particolare), con ben 8 K e 0 basi ball. In attacco, detto di Molina (4 su 5 per lui), è anche la giornata di Holliday, che va 4 su 5.

MVP of the game: Yadi Molina –> 4/5, R, 3 RBI, 2B, SB

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 2: St. Louis Cardinals at Pittsburgh Pirates 0-2

Subire uno shutout dai Pittsburgh Pirates era fra le ultime cose che un tifoso dei Cardinals si sarebbe aspettato, ancor più non ci saremmo mai aspettati di vedere la casella dei punti a 0 contro Karstens e il bullpen di questa squadra. Eppure è andata così, con Garcia che si prende la sconfitta nonostante abbia concesso solamente 1 punto in 6 innings (con 7K e 2 basi balls) e le mazze dei Cardinals totalmente incapaci di creare qualcosa: solamente 4 le valide totali realizzate, una miseria. Sconfitta da dimenticare.

MVP of the game: Jeff Karstens –> 6 IP, 3 H, 2 BB, 4 K (W)

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

GARA 3: St. Louis Cardinals – Pittsburgh Pirates 11-4

Nel mother’s day, ecco che si risveglia l’attacco che garantisce la quinta vittoria stagionale ad un Wainwright come al solito brillante (e un po’ sfortunato) mettendo a segno ben 11 punti, grazie ad 11 valide e soprattutto alle 8 basi ball concesse dai lanciatori dei Pirates. Non c’è un giocatore che emerge al di sopra degli altri, quasi tutti mettono a segno almeno una valida e contribuiscono alla vittoria, spiccano le 3 basi ball concesse a Pujols, delle quali 2 intenzionali e i 3 RBI di Yadi Molina, che sta diventando sempre più un pilastro dell’attacco.

MVP of the game: Ryan Ludwick –> 2/6, 2 R, RBI, 3B

Dal sito di Mlb.com eccovi gli Highlights

Agli archivi va la vittoria 2-1 nella serie, coltivavo personalmente la speranza dello sweep, che non è arrivato grazie ad una giornata no dell’attacco unitamente alla giornata di grazia del pitching staff dei Pirates. Una serie da cui ripartire, consci che ci manca ancora qualcosa per essere al livello dei Phillies, ma allo stesso tempo consci che il primo obiettivo non è essere allo stesso livello dei Phillies quanto vincere la division perchè poi, se si arriverà ad ottobre, ogni cosa potrebbe cambiare. Da questa serie emerge ancora una volta la qualità dei nostri starters e sono più che giustificate le lodi sperticate che si leggono per Jaime Garcia, vero e proprio candidato al rookie of the year dopo questo inizio di stagione. La prossima serie sarà casalinga, ospitiamo gli Houston Astros per una serie che dobbiamo fare nostra assolutamente.

Nest’ awards: April

Con qualche giorno di ritardo assegniamo i premi ai migliori giocatori del mese di Aprile. Abbiamo deciso di segnalare, per ogni team della franchigia il miglior position player e il miglior lanciatore.
Cosa ci distingue dai canonici award? L’MVP in teoria, ma è cosa molto rara, prende in considerazione anche i lanciatori; noi li escludiamo a priori, il che non vuol dire che premieremo la miglior mazza in assoluto. Ci sarà un adeguata valutazione basata anche sul ruolo difensivo e per quanto possibile per le serie minori (causa scarsità di dati) anche della difesa di ognuno. Per fare un esempio chiarificatore possiamo dire che un interbase da 900 di OPS verrà probabilmente preferito a un primabase da 950.
Parlando invece di lanciatori, avremmo preferito distinguere tra partenti e rilievi ma sotto il doppioA non c’è una distinzione precisa e i rilievi veri e propri sono due o tre per squadra, troppo pochi per riservare loro una vetrina. Per questo motivo a farla da padrone saranno gli starting pitcher, ma in caso di prestazioni eccezionali non sarà impossibile vedere premiato un rilievo.
Per quanto riguarda il premio Rookie del mese procederemo all’assegnazione per la sola squadra di Major League, il motivo è facilmente intuibile.

MLB: Saint Louis Cardinals

HITTER

Non è sicuramente facile scegliere il giocatore del mese, ci sono diversi giocatori che hanno giocato alla grande in questo aprile, ma alla fine il premio lo assegnerei ad Albert Pujols. I numeri parlano da soli: .345/.430/.655 con una OPS di 1085 in 87 turni alla battuta, 19 RBI, 7 HR e 6 doppi. Inusuale il fatto che abbia più strikeouts rispetto alle basi ball (14 vs 13), ma questo aspetto sarà approfondito in un articolo più approfondito che potrete leggere prossimamente.

PITCHER & ROOKIE

Le due categorie sono unite perchè senza la minima ombra di dubbio il pitcher del mese è anche il rookie del mese, essendo Jaime Garcia un vero e proprio rookie. Davvero sensazionale la partenza di questo ragazzo, totalmente inatteso e fuori dalle mappe dei top prospects degli scout americani. 4 starts per lui, con una ERA di 1.04 e una WHIP di 0.96. Non è uno strikeout pitcher, si affida molto alla difesa per gli out ed è riuscito a mantenere un buon controllo sui suoi lanci; in questo mese ha regalato prove davvero memorabili, la migliore contro un mostro sacro come Santana nella ormai famosa partita durata 20 innings.

AAA: Memphis Redbirds

HITTER

La miglior prestazione è stata senza ombra di dubbio quella dell’esterno sinistro Jon Jay. La sua linea di 347-420-542 è addirittura un segnale che forse il ragazzo avrebbe meritato un posto nel roster-25 di Major League; infatti LaRussa ha prontamente rimediato e il giocatore ha già lasciato Memphis. Al suo attivo anche 2 HR e 7 SB. Velocità e atletismo ne completano le qualità.

PITCHER
In una rotazione che non ha certo brillato il nostro premio va all’esordiente Brandon Dickson. In cinque partenze ha avuto una ERA di 3.20 e solo in un’occasione ha concesso più di 2 punti. In 25.1 IP ha messo a segno 20 strikeout, cifra non affatto male per un groundballer come lui. Unico campanello d’allarme sono le 8 walks.

AA: Springfield Cardinals

HITTER

Scegliamo di premiare l’esterno destro Aaron Luna. La sua OPS da 0.922 ha una composizione anomala: 294-471-451. Impressionante la sua capacità di arrivare in base (11 Walk e nessuna IBB) e all’attivo abbiamo anche 2HR e 2SB.

PITCHER

Senza dubbio è stato Scott Gorgen il miglior lanciatore. Quattro partenze e quattro W. Solo 4 punti a suo carico e una ERA di 1.59 dicono che è stato dominante, anche grazie a 23 strikeout in 22.2 inning. Tende alla flyball e infatti 3 punti sono arrivati da soloHR.

A+: Palm Beach Cardinals

HITTER

In un attacco senza eccellenze premiamo Josè Garcia, interbase e leadoff. 311-333-400 la sua linea, 11 gli RBI. Anche lui non è privo di pecche ed infatti, a fronte di 21 K, ha ottenuto solamente 3 BB.

PITCHER

Il closer Casey Mulligan è stato travolgente. Nessun punto subito e FIP di 0.85. Ha dovuto affrontare 44 battitori, sette sono riusciti a battere un singolo, tre hanno ottenuto la base ball, ma ben 20 sono andati strikeout; tutto questo in 11.2 IP. Decisamente di un altro livello.

A: Quad Cities River Bandits

HITTER

Anche in questo caso non abbiamo dubbi, è il primabase Matthew Adams il giocatore del mese. In 78 apparizioni al piatto ha costruito una linea da 295-360-551 per un OPS di 912. Al suo attivo 8 doppi e 4 homerun.

PITCHER

Avvio con il botto per Scott Schneider, il partente dell’opening day. In totale ha lanciato in 5 partite: tre da partente, ciascuna da 5 inning, e due da rilievo, lanciando sempre i 4 innings finali per un totale di 23.0 IP. Ha concesso tre punti di cui solamente uno earned, fermando quindi la sua ERA a un fantascientifico 0.39. Anche la FIP, un più realistico 2.98, ci parla bene di lui; 6 le walks e 22 gli strike out.

St. Louis Cardinals at Philadelphia Phillies series recap

Senza ombra di dubbio, si tratta della serie più attesa non solo da noi, ma dall’intera National League visto che di fronte ci sono le due squadre favorite, sulla carta, per arrivare a giocarsi l’accesso alle world series. Ad aggiungere maggior pepe alla serie è la sua lunghezza, ben 4 infatti sono state le partite giocate e quindi di fronte si sono trovati quasi tutti gli assi dei due team in rotazione, quasi perchè per noi non è sceso in campo Chris Carpenter.

GARA 1: St. Louis Cardinals at Philadelphia Phillies 6-3

Gara 1 mette di fronte il nostro rookie Jaime Garcia al rientrante Joe Blanton. Garcia continua a stupire, regala un’altra quality start e si aggiudica la W grazie all’attacco che esplode nel settimo inning, boostato dal pinch-hit HR di Nick Stavinoha che porta i Cardinals al comando. Partita positiva non solo per la W, l’attacco mette a segno ben 14 valide e il bullpen, pur con qualche patema, tiene il punteggio. Molto bene soprattutto il cuore del lineup, con Holliday, Freese e Rasmus sugli scudi. Andando a cercare il pelo nell’uovo, dobbiamo dire che Garcia ha avuto qualche problemino di controllo, avendo concesso ben 4 basi ball (a fronte di 6 strikeouts), ma è nota ai margini di una bella vittoria, ideale per iniziare la serie.

MVP of the game: Nick Stavinoha –> 1/1, R, RBI, HR

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GARA 2: St. Louis Cardinals at Philadelphia Phillies 1-2 (10 innings)

Ci vogliono gli extrainnings per decidere gara 2, l’eroe del giorno è Carlos Ruiz che dà la vittoria ai suoi con un solo shot off Hawksworth. Sconfitta dura da digerire, arrivata dopo una splendida pitching battle tra Wainwright ed Hamels. Entrambi lanciano 8 innings, ma in realtà Hamels è salito anche nel nono per il complete game sul punteggio di 1-0 per i Phillies: riusciamo a pareggiare grazie ad un RBI di Yadi Molina, ma nulla più. L’attacco non è completamente dominato da Hamels, 9 sono le valide prodotte, ma sono ben 10 i corridori lasciati in base e si va 1/9 con runners in scoring position. Bene, comunque, Yadi Molina e Freese, con quest’ultimo che con la mazza in mano sta diventando sempre più una certezza e non solo uan sorpresa.

MVP of the game: Carlos Ruiz –> 2/3, R, 2 RBI, 2B, HR

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GARA 3: St. Louis Cardinals at Philadelphia Phillies 0-4

La sconfitta più inaspettata, contro il peggior partente schierato dai Phillies, in grado di zittirci per 7 innings con il contributo del bullpen negli ultimi 2. Sconfitta che fa male, inattesa, con un Penny discreto, ma non brillante come in precedenti occasioni. Ma è l’attacco a deludere maggiormente, solamente 6 valide messe a segno e nessun punto. Una serata storta, di quelle da prendere e mettere nel dimenticatoio.

MVP of the game: Kyle Kendrick –> 7 IP, 6 H, 2 BB, 3K (W)

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GARA 4: St. Louis Cardinals at Philadelphia Phillies 2-7

L’ultima gara della serie era quella col pronostico più scontato, visto il matchup che metteva di fronte Lohse ad Halladay. Pronostico pienamente rispettato, con Lohse che dura solamente 4 innings (non aiutato da una difesa in serata stortissima) nei quali prende 5 punti (solamente 3 a suo carico), mentre Halladay mette a referto un’altra quality start, concedendo solamente 2 punti (1 a suo carico) ai Cardinals. Motte e Hawksworth concedono i restanti punti, ma sostanzialmente si tratta di una partita senza storia. In attacco da segnalare solamente le 2 valide di Skip, uno dei giocatori che più di tutti ha bisogno di trovare qualche valida per ingranare e lasciarsi alle spalle le difficoltà di inizio stagione.

MVP of the game: Roy Halladay –> 7 IP, 7H , 2 R (1 earned), 3 BB, 9 K (W)

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Come avete letto, la serie è andata malissimo, sconfitta 3-1 netta e meritata. Dispiace soprattutto aver perso gara 2 e gara 3, che erano alla portata, soprattutto la terza dove eravamo pesantemente favoriti. Preoccupa un attacco anemico, non in grado ultimamente di supportare adeguatamente i partenti, che continuano a giocare molto bene, Lohse a parte. Sì, non è sceso Carpenter sul monte, ma il vero punto di domanda riguarda il lavoro del nostro hitting coach, Mark McGwire. Lasciamo parecchi corridori in base e sfruttiamo poco le occasioni che ci vengono offerte. La nostra fortuna è che la division non ha ancora eletto una prima inseguitrice, non c’è una squadra che stia raggiungendo continuità di risultati e per noi questa serie persa rappresenta la prima vera battuta di arresto quest’anno. Dobbiamo ripartire subito e per farlo c’è l’occasione adatta: si va al PNC Park di Pittsburgh per una serie da 3 partite.

Cincinnati Reds at St. Louis Cardinals series recap

Al Busch Stadium arrivano i Reds per la serie che chiude aprile e, contemporaneamente, apre il mese di maggio. Già affrontati nell’opening series, i Reds sono un mix tra veterani e giovani molto promettenti, con alla guida un manager che non è certamente il più adatto a gestire la crescita e la maturazione dei giovani. Da loro ci si attende una stagione a cavallo di quota .500 e per adesso stanno navigando in queste acque, prima o poi dovranno essere in grado di fare il salto di qualità. La serie propone alcuni matchup interessanti, quello di gara 1 probabilmente è il migliore. Vediamo come è andata.

GARA 1: Cincinnati Reds at St. Louis Cardinals 3-2

Partita strana la prima gara della serie, con la pioggia che interrompe a metà la sfida e sostanzialmente spezza in due lo svolgimento del match. Si decide tutto nella prima parte del match, con i Reds che riescono a segnare 3 punti contro Penny (concessi in 6 innings) mentre noi ne mettiamo a segno solamente due contro Cueto. I bullpen, che entrano in scena dopo il rain-delay, preservano intatto il punteggio. In attacco buone le prove di Pujols e Holliday, rammarico per i 9 corridori lasciati in base e soprattutto per il classico 1/8 con runners in scoring position.

MVP of the game: il bullpen di Cincinnati

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GARA 2: Cincinnati Reds at St. Louis Cardinals 3-6

Dopo la sconfitta in gara 1, gara 2 diviene importantissima per noi, che schieriamo sul monte lo starter che fin’ora ha fatto meno bene in assoluto, cioè Lohse. Il nostro però risponde benissimo, lancia 7 innings concedendo solo 1 punto a fronte di ben 8 strikeouts (senza basi ball concesse): si vede negata la W dal bullpen, che vanifica il vantaggio di 3-1 all’ottavo inning. Fortunatamente l’attacco dei Cards risolve il dilemma del bullpen dei Reds e segna 3 punti nella parte bassa dell’inning che valgono la vittoria. Sugli scudi, in attacco, David Freese ed Albert Pujols, decisivi. Dal bullpen, molto bene Franklyn che ottiene la W lanciando 1.1 innings senza concedere valide e con 2 strikeouts.

MVP of the game: Kyle Lohse –> 7 IP, 5 H, 1 R, 8 K

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GARA 3: Cincinnati Reds at St. Louis Cardinals 0-6

Rubber game, Carpenter sul monte è quasi garanzia di vittoria. E così è, con il contributo dell’attacco che prima tocca Harang e poi crea la frattura colpendo lo stesso rilievo massacrato la sera prima (e messo assurdamente ancora sul monte da Baker). Carpenter è intoccabile per 7 innings, il bullpen mantiene lo shutout e la vittoria è al sicuro. Brillano in attacco Pujols e, soprattutto, David Freese, al terzo HR in quattro giorni, che mantiene una media battuta strepitosa di .355. Ottima partita anche di Stavinoha, poco impiegato in questo inizio stagione.

MVP of the Game: Chris Carpenter –> 7 IP, 2 H, 3 BB, 8 strikeouts

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Dopo lo sweep ai Braves, arriva un’altra vittoria importante perchè vincere le serie all’interno della division è fondamentale per una squadra che aspira alla qualificazione playoff. In più, i Reds sono sempre una squadra insidiosa da affrontare, piena di potenziale che sul breve periodo può davvero creare grossi problemi. Ci sono segni di risveglio dal nostro attacco, che ora sembra poggiare decisamente meno sugli HR e quindi essere in grado anche di costruire punti, e soprattutto il pitching continua ad impressionare. Adesso siamo adessi dalla serie più difficile di questo inizio stagione, 4 partite in casa della squadra più forte della National League, i vicecampioni in carica, i Philadelphia Phillies. Affronteremo tutti i loro top starter ed anche per noi scenderanno in campo gli assi; saranno partite da non perdere!